Arabia Saudita, parola d'ordine: austerità
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La domanda petrolifera del mercato interno saudita è ormai agli sgoccioli? Dal 2015 ha dato segni di un rallentamento, culminato nella forte contrazione del 2016. I motivi sono sia ciclici che strutturali

Se da un lato quasi tutte le analisi sull’Arabia Saudita tendono a occuparsi principalmente delle politiche di produzione petrolifera della nazione, dall’altro occorre rilevare come il mercato interno del Regno sia stato un importante motore per la crescita della domanda di greggio e prodotti petroliferi. Tra il 2003 e il 2015, la domanda di petrolio (compreso il greggio impiegato per la produzione di energia) in Arabia Saudita è aumentata costantemente di anno in anno, con una crescita che nel 2014 ha toccato il livello record di 208 mila barili al giorno. La crescita positiva ha interessato tutti i prodotti petroliferi, in particolare il diesel e la benzina, e sempre di più l’olio combustibile, destinato prevalentemente al settore energetico.

Un rallentamento progressivo

Dal 2015, tuttavia, la domanda petrolifera saudita ha dato segni di un progressivo rallentamento, culminato nella forte contrazione del 2016. La crescita della domanda energetica saudita nel 2016 è stata infatti dello 0,5%, rispetto alla media annua del 4,5% dei cinque anni precedenti. Per la prima volta nella storia recente del Regno, il picco della domanda di elettricità non è aumentato, mentre nel 2016 la crescita della domanda petrolifera saudita ha registrato valori negativi. I motivi di tale rallentamento sono molteplici, alcuni ciclici, altri strutturali. Di fronte al calo dei proventi, il Regno si è visto costretto a introdurre severe misure di austerità, che hanno avuto effetti negativi sull’economia. A risentirne sono stati soprattutto alcuni settori chiave come l’edilizia che, nel 2016, ha subìto una flessione del 3% dovuta alle ridotte attività e ai ritardi nei pagamenti del governo, condizione che ha sottoposto le maggiori imprese edili a pesanti pressioni finanziarie. Il governo ha inoltre tagliato le spese in conto capitale, determinando così l’annullamento di numerosi progetti infrastrutturali di grande portata. L’impatto del rallentamento economico si è fatto sentire soprattutto sul diesel, che ha registrato una flessione su base annua in quasi tutti i mesi del 2016, con un calo annuo medio di 78 mila barili al giorno nel 2016 rispetto a una crescita di 26 mila barili al giorno nel 2015. A contribuire a tale andamento negativo è stata la sostituzione del diesel nel settore energetico, così come il consumo di combustibile nel settore dei trasporti, dove il diesel soddisfa oltre un terzo della domanda ed è destinato principalmente ai mezzi pesanti che trasportano merci. La domanda nei trasporti è infatti diminuita del 3% nel 2016, rispetto a una media annua del 6,5% negli ultimi cinque anni. Un elemento chiave delle recenti riforme è stato l’aggiustamento dei prezzi dei combustibili. Nel dicembre 2015, l’Arabia Saudita ha aumentato i prezzi dell’elettricità e dei combustibili, partendo comunque da un livello molto basso. È difficile separare gli effetti dell’aumento dei prezzi energetici da quelli esercitati dal rallentamento economico sulla domanda saudita nel suo complesso. E diventa ancora più complicato se si considera l’aggressivo programma di efficienza energetica che l’Arabia Saudita sta attuando. Un aiuto può giungere dall’esame delle dinamiche riguardanti la domanda di benzina. Poiché i prezzi della benzina nel Regno saudita sono ancora tra i più bassi al mondo e la domanda di benzina nel breve termine è estremamente anelastica, specialmente in assenza di mezzi di trasporto alternativi ai veicoli privati, le variazioni nella domanda di benzina a seguito dell’aumento dei prezzi saranno presumibilmente minime. Ma, di fatto, la domanda è cresciuta molto più lentamente nel 2016, con cali su base annua registrati in cinque mesi su dodici. Questo indica che, sebbene l’aumento dei prezzi possa aver avuto un peso, il recente andamento negativo si spiega per lo più con una crescita economica più fiacca e con la contrazione dei redditi delle famiglie. La situazione più indicativa è la ridotta importazione di automobili. Le importazioni di vetture nuove sono passate da 964 mila unità nel 2015 a 725 mila nel 2016 (pari a una riduzione del 25% circa), mentre le importazioni di vetture usate sono scese da 67,7 mila unità nel 2015 a 37,5 mila nel 2016 (pari a una riduzione del 45% circa). Il rallentamento nelle attività economiche e l’aumento dei prezzi dell’elettricità hanno avuto riflessi anche sulla domanda energetica, che nel 2016 ha registrato una crescita quasi piatta. Oltre alla rallentata crescita della domanda di elettricità, il consumo di combustibili liquidi ha anche risentito dell’aumento delle forniture di gas provenienti dai giacimenti recentemente avviati di Hasbah (1,3 miliardi di m³ al giorno) e di Alarabiyah (1,2 miliardi di m³ al giorno), gas che ha sostituito il greggio nelle centrali elettriche esistenti. Il consumo di greggio saudita nel settore energetico ha registrato una media inferiore a 0,5 milioni di barili al giorno nel 2016, pari a una flessione di 75 mila barili al giorno rispetto al 2015. L’oscillazione del consumo di greggio nell’estate del 2016 (da marzo ad agosto) è stata meno marcata, con 342 mila barili al giorno rispetto all’oscillazione di 0,5 milioni di barili al giorno del 2015. L’aumento del prezzo relativo del diesel a seguito dei rincari energetici del dicembre 2015, specie se raffrontato ai prezzi del greggio e dell’olio combustibile, ha indotto gli operatori degli impianti a ridurre al massimo il consumo di diesel.

Il consolidamento arriverà nel 2020

Guardando al 2020, alcune delle tendenze viste nel 2016 si consolideranno. Nel dicembre 2016, il governo saudita ha infatti annunciato l’intenzione di proseguire lungo la strada dell’austerità, in modo da pareggiare il bilancio entro il 2020. Un elemento importante di queste misure di aggiustamento è l’aumento dei prezzi dell’energia, in parte previsto già a partire dalla seconda metà del 2017. L’incremento pianificato dei prezzi potrebbe avere un impatto notevole sulla domanda di energia da qui al 2020. A differenza dei primi rincari del dicembre 2015, introdotti a partire da una base molto bassa, i nuovi rialzi saranno consistenti e andranno a impattare maggiormente sui redditi delle famiglie, facendo prevedere effetti più marcati sulla domanda. L’aumento dei prezzi energetici avrà conseguenze negative sui redditi delle famiglie sia direttamente, essendo l’energia una delle voci del paniere di consumo, sia indirettamente, per via del conseguente rincaro di altri beni che implicano il consumo di energia per la produzione e il trasporto. Il sistema di compensazioni studiato dal governo non potrà controbilanciare pienamente la contrazione dei redditi. Vi è poi un alto rischio di effetti inflazionistici di seconda battuta. La perdita di potere d’acquisto dovuta agli effetti di prima e seconda battuta, cui si sommano tutte le altre misure di austerità messe in atto, quali l’introduzione dell’IVA e l’incremento dei costi amministrativi, andrà a rallentare la crescita economica e a comprimere i redditi delle famiglie. Questo potrebbe avere ripercussioni sul consumo di tutti i combustibili, compresi l’olio combustibile e il greggio, che non rientrano direttamente nel paniere di consumo ma che subirebbero effetti indiretti dovuti all’impatto del rialzo dei prezzi dell’elettricità sulla domanda elettrica, che si profila piatta ancora per un altro anno. Pertanto, le previsioni per il 2017 e il 2018 indicano un calo o un andamento ancora piatto della domanda petrolifera generale dell’Arabia Saudita, a meno che non si verifichi una forte ripresa economica, cosa improbabile data la politica di austerità introdotta dal governo, sebbene un rialzo dei prezzi petroliferi darà un impulso modesto all’economia. L’impatto si farà sentire soprattutto sul diesel (e in parte anche sulla benzina), il che permetterà all’Arabia Saudita di immettere ulteriori volumi di diesel sui mercati internazionali.

Importanti gli investimenti nel settore elettrico

Benché il quadro a breve termine appaia cupo per la domanda saudita di diesel e benzina, gli effetti dell’atteso rialzo dei prezzi dell’elettricità e delle misure di efficienza energetica non andranno a intaccare la tendenza di crescita a lungo termine della domanda e la necessità di investire nell’ampliamento della capacità di produzione energetica per far fronte alle costanti pressioni demografiche e alla futura ripresa dell’attività economica. Secondo il Ministero per l’energia elettrica e l’acqua, l’Arabia Saudita avrebbe bisogno di investire in progetti nel settore dell’elettricità nel corso dei prossimi dieci anni per poter rispondere alla crescita della domanda energetica, che raggiungerà un picco di 90.000 megawatt (MW) nel 2022 rispetto alla capacità installata attuale di circa 70.000 MW. Se da un lato il potenziamento dell’impianto a gas di Wasit ha ridotto il consumo di greggio nel settore energetico, dall’altro non è certo che i maggiori volumi di gas provenienti da Wasit riescano a coprire la capacità di alimentazione a gas supplementare richiesta dai settori energetico e petrolchimico. Il prossimo grande progetto per la produzione di gas non associato, l’impianto di lavorazione di Fadhili da 1,5 miliardi di m³ al giorno, dovrebbe entrare in funzione non prima della fine del 2019, pertanto non potrà apportare nuovi volumi di gas ancora per qualche tempo. Date le pressioni sulle forniture di gas, non si prevedono per i prossimi anni grandi variazioni nella quota dei combustibili liquidi all’interno del mix energetico utilizzato per la produzione di energia elettrica. E se anche la domanda di elettricità dovesse crescere, per soddisfare la domanda si ricorrerà a maggiori livelli di combustibile liquido tra il 2017 e il 2019, in attesa che il gas dell’impianto di Fadhili offra un po’ di tregua. Qualsiasi eventuale calo nel consumo di combustibili liquidi sarà principalmente dovuto a una ridotta domanda di elettricità piuttosto che a una sostituzione a favore del gas naturale, dal momento che una minore domanda di energia elettrica significa che gli impianti a petrolio non avranno bisogno di operare a pieno regime, data la priorità riservata dal governo agli impianti alimentati a gas. Le importazioni di gas potrebbero allentare la pressione sulle forniture di gas e il ministro dell’Energia saudita, Khlaid Al-Falih, non ha escluso che il Paese decida di importare gas per incrementarne il peso nel mix energetico. Ma se anche l’Arabia Saudita decidesse di percorrere questa strada, ci vorrebbe tempo: si dovrebbero realizzare le infrastrutture necessarie e il Regno dovrebbe risolvere alcune questioni relative ai propri impegni con l’OMC, perché importare gas a un prezzo più alto e venderlo sul mercato interno a un prezzo più basso potrebbe dare luogo a misure antidumping contro l’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita sta inoltre coltivando l’ambizione di incrementare la quota delle rinnovabili all’interno del mix energetico. A tale proposito, il ministro dell’Energia Khalid Al-Falih ha di recente presentato un piano ambizioso per aggiungere 10 GW di nuova capacità. Ma la concretizzazione di questi progetti richiede tempo e, soprattutto, non esiste ancora un quadro normativo adeguato per integrare le rinnovabili nel sistema energetico e per remunerare i produttori indipendenti di energia rinnovabile.    

Una crescita ma a ritmi più lenti

Nel breve-medio termine, dunque, il consumo di combustibili liquidi nel settore energetico continuerà a crescere, ma a ritmi più lenti, di pari passo con il rallentamento della domanda di elettricità. Di più difficile previsione, invece, è l’evoluzione da qui al 2020 delle quote dei combustibili liquidi nel mix energetico. Nel lungo periodo, la domanda di combustibili liquidi nel settore dell’energia continuerà a contrarsi per effetto di molteplici fattori: prezzi dei combustibili più elevati, programmi di efficienza energetica più aggressivi, progetti per la realizzazione di nuove infrastrutture e pipeline, nuova offerta di gas sul mercato interno, potenziali importazioni di gas e piani volti ad accrescere la quota di gas e rinnovabili nel mix energetico. Questo non significa che i combustibili liquidi non avranno alcun ruolo nel futuro del settore energetico saudita, ma gli elevati tassi di crescita che hanno caratterizzato il consumo di petrolio e di greggio nei decenni scorsi appartengono ormai al passato.