La rivoluzione economica di Riyad
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Nonostante il governo saudita si sia impegnato a fondo per rimuovere gli ostacoli tecnici all'IPO di Saudi Aramco, rimangono dubbi sulla capacità di questa operazione di contribuire realmente a diversificare l'economia saudita e generare, così, quella nuova occupazione di cui il Paese ha bisogno

Negli ultimi mesi sono stati scritti innumerevoli articoli sull’offerta pubblica iniziale (IPO) di Saudi Aramco. Come il Financial Times ha recentemente osservato, ''non si tratta di un’IPO qualunque...è diversa da tutte le altre per dimensioni, natura dell'offerta, incertezze, tempistiche e procedure. È qualcosa di completamente diverso''. Si potrebbe inoltre aggiungere che, a differenza di qualsiasi altra IPO, la parziale vendita di Saudi Aramco è così strettamente collegata agli sviluppi dell’economia interna del Paese che i due elementi non possono essere considerati separatamente: le attuali riforme economiche e gli interventi correttivi avranno un impatto diretto sulla valutazione della società, sulle tempistiche e sulle procedure dell’IPO; allo stesso modo l'IPO di Saudi Aramco determinerà il ritmo degli interventi in campo economico, il processo e la natura delle riforme, e soprattutto se Vision 2030 riuscirà a raggiungere il suo obiettivo finale di diversificazione economica e a creare posti di lavoro per le migliaia di giovani sauditi che ogni anno si affacciano sul mercato del lavoro.

Obiettivo diversificazione economica

Una motivazione chiave alla base dell'IPO è che ''il successo dell’offerta è essenziale... per svezzare il regno saudita dal petrolio... poiché mira a diversificare l'economia saudita e a creare posti di lavoro''. Ma ciò che l'IPO contribuirà a realizzare è la diversificazione delle fonti di reddito (spesso indicata come diversificazione finanziaria), che è un fenomeno radicalmente diverso dalla diversificazione ''economica''. Il ricavato dell’IPO di Saudi Aramco, molto probabilmente, verrà depositato nel Public Investment Fund (un fondo sovrano saudita) per essere poi investito in settori non petroliferi, come quello tecnologico, dell'industria e dei servizi. Il Public Investment Fund (PIF) ha già ricevuto un trasferimento di 100 miliardi di rial sauditi (27 miliardi di dollari USA) dalle riserve ufficiali e, recentemente, ha modificato la sua strategia di investimento per acquistare partecipazioni nelle società internazionali ad alta tecnologia, Uber e SoftBank. L'idea di istituire dei fondi sovrani al fine di diversificare le fonti di reddito, non è nuova nella regione. Altre economie del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) come il Kuwait, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti vantano fondi sovrani (SWF) piuttosto importanti e attivi. Tuttavia, come l'esperienza di altri Paesi limitrofi ha dimostrato (Kuwait e Qatar sono due esempi significativi), la diversificazione delle fonti di reddito mediante i fondi sovrani non contribuisce necessariamente a diversificare la base economica e non crea i tanto necessari posti di lavoro, soprattutto se i fondi sono dedicati a investimenti esteri, dal momento che l'economia nazionale potrebbe non essere abbastanza sviluppata da assorbire grandi investimenti senza compromettere la propria qualità e/o dal momento che le industrie nazionali devono far fronte a diversi colli di bottiglia, quali la mancanza di competenze e risorse umane indispensabili per assorbire un grande afflusso di capitali.

Il settore tecnologico tra i principali obiettivi

Il recente accordo tra SoftBank e il PIF per il lancio di uno dei più grandi fondi di investimento tecnologico del mondo potrebbe suggerire che la maggior parte degli investimenti saranno destinati ai settori tecnologici al di fuori del Regno saudita, con un impatto limitato sulla reale struttura dell’economia. Secondo uno studio recente, il PIF ha già canalizzato circa 50 miliardi di dollari USA in investimenti all'estero, la maggior parte di essi nel settore tecnologico, tanto che sussiste il timore che il PIF ''sia troppo concentrato sui nomi più celebri'' e invece ''abbia bisogno di prestare maggiore attenzione alle valutazioni''. Il progetto prevede che entro il 2020 il PIF utilizzi il 50 percento - rispetto al precedente 5 percento - del suo patrimonio non vincolato a Saudi Aramco per investimenti all'estero. Inoltre, la capacità dei fondi sovrani del Medio Oriente di impegnarsi nella gestione dei loro investimenti di portafoglio è risultata finora limitata, e ciò può esporli a gravi rischi finanziari e nuocere alla loro reputazione. Come è stato recentemente osservato, ''l'unico modo in cui i fondi sovrani possono salvaguardare la ricchezza per le generazioni future - raggiungendo lo scopo per cui sono stati istituiti - è quello di partecipare in modo significativo alla governance societaria''. Un altro obiettivo chiave per molti fondi sovrani della regione è quello di far guadagnare al governo un tasso di rendimento più elevato rispetto a quello delle riserve valutarie, in quanto il loro mandato di investimento presenta un alto profilo rischio-rendimento. Ma il tasso di rendimento delle riserve valutarie non dovrebbe rappresentare il parametro di riferimento in questo confronto. La questione dei meriti dell’IPO, quale fonte di finanziamento per Vision 2030, non è un argomento che è possibile affrontare in questo breve articolo, ma si può tuttavia fare la seguente osservazione. Sarebbe legittimo prendere in considerazione la possibilità di finanziare Vision 2030 con prestiti ottenuti sui mercati globali e utilizzare un tasso d’interesse (sovrano) ponderato per il rischio come costo del finanziamento e, allora, un utile parametro di confronto sarebbe l’eventuale tasso di sconto della valutazione relativa all'IPO (una misura del costo opportunità di tali fondi) rispetto al costo del prestito sovrano.

Il nuovo fronte finanziario dell'economia saudita

La recente esperienza dell’Arabia Saudita sul mercato obbligazionario è stata molto incoraggiante. L'anno scorso il Regno saudita è riuscito a raccogliere 17,5 miliardi di dollari USA nel corso della più grande vendita obbligazionaria mai realizzata da un mercato emergente (l'offerta è andata tutta esaurita) con tassi molto interessanti e obbligazioni a 5 anni con un rendimento di 135 punti base in più rispetto ai titoli del Tesoro USA a scadenza analoga, quelle a 10 anni con 165 punti base in più e quelle a 30 anni con 210 punti base in più. Un altro criterio importante consiste nel comprendere se gli investimenti del PIF possono ottenere migliori risultati a livello sociale attraverso l’accelerazione della diversificazione dell'economia saudita. Lo scopriremo solo col tempo. Ma dato che la maggior parte del ricavato sarà probabilmente canalizzato nel PIF, il successo dell’IPO non può essere valutato separatamente da questioni come le prestazioni del PIF, la sua struttura di governance, la trasparenza del processo decisionale, la qualità del portafoglio di investimenti, la competenza dei gestori del fondo e la responsabilità del team di gestione. Per esempio, il PIF ha recentemente investito 3,5 miliardi di dollari USA nell’applicazione per la prenotazione di autovetture Uber che, secondo il Financial Times, riflette ''due indirizzi centrali del fondo sovrano: generare la crescita e aiutare i settori che possono contribuire a diversificare un’economia dipendente dal petrolio''. Dovrebbe essere semplice valutare se un tale investimento avrà successo nel raggiungere questi due obiettivi.

Supportare il settore privato e le piccole e media imprese

Sebbene l'IPO di Saudi Aramco abbia lo scopo di sostenere la creazione di un grande fondo sovrano, Vision 2030, focalizzato sulla diversificazione della base economica e la creazione di posti di lavoro, è un progetto piuttosto vasto. Per esempio, Vision 2030 punta a sviluppare il ruolo del settore privato e delle piccole e medie imprese (PMI), che sono fondamentali per generare posti di lavoro al di fuori del settore pubblico. Tuttavia, finora questi settori non hanno ricevuto molto supporto. Al contrario, il settore privato continua a essere in difficoltà e il settore non petrolifero ha recentemente registrato una contrazione, con alcuni settori chiave, come l'edilizia, duramente colpiti a causa della ridotta attività e dei ritardi nei pagamenti. Il governo ha inoltre tagliato la spesa pubblica causando l’annullamento di numerosi progetti per grandi infrastrutture. Nel 2016, gli investimenti fissi lordi sono diminuiti del 17,3% rispetto a una crescita di oltre l'8% nel 2012. Drastiche riduzioni degli investimenti in infrastrutture indeboliranno gli obiettivi di Vision 2030, in quanto questi progetti sono essenziali per diversificare l'economia, sostenere il settore privato e per la crescita del settore non petrolifero. La discussione di cui sopra dimostra che, sebbene il governo si sia impegnato a fondo per rimuovere gli ostacoli tecnici all’IPO, alcune domande essenziali rimangono senza risposta. Una di queste è se l'IPO di Saudi Aramco sarà in grado di contribuire alla diversificazione economica necessaria per generare i posti di lavoro di cui il Paese ha bisogno. Il giudizio per ora è sospeso. Dato che, con molta probabilità, la parziale cessione di Aramco fornirà la maggior parte dei finanziamenti del PIF, sorprende notare che gli investimenti effettuati dal PIF non siano ancora stati valutati con maggiore attenzione.