Mercati e politica, le influenze sul petrolio

Mercati e politica, le influenze sul petrolio

Demostenes Floros | Analista geopolitico ed economico
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Il prezzo del barile continua ad oscillare, condizionato da diversi fattori, in particolare quelli legati alle scelte di politica estera ed energetica operate dagli Stati Uniti. Ma nonostante la produzione di greggio USA registri un +10%, secondo l'Oil Market Report, pubblicato dalla IEA, l'offerta mondiale di petrolio è diminuita di 775.000 b/g a marzo per le minori estrazioni operate
La #produzione di #greggioUSA ha ripreso a salire fino ai 9.293.000 b/g toccati il 28 aprile 2017

Nel corso del mese di aprile, i prezzi del petrolio sono leggermente diminuiti. In particolare, il Brent North Sea ha aperto le contrattazioni a 53,09$/b e le ha chiuse a 51,89$/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto prezzando a 50,25$/b per poi chiudere a 49,48$/b. Sia il benchmark europeo e asiatico, sia il greggio di riferimento americano hanno raggiunto il massimo l’11 aprile, rispettivamente prezzando 56,29$/b e 53,84$/b sulla scia del raid statunitense sulla base militare siriana di al-Shayrat, presso la città di Homs.

Oltre a ciò, durante la prima parte del mese, i prezzi del petrolio sono invece aumentati anche in conseguenza dei seguenti fattori:

-L’interruzione delle forniture in uno dei campi petroliferi situato nel settore britannico del Mar del Nord;<
-Secondo l’istituto di analisi Vortexa, le forniture petrolifere via mare sono diminuite del 17% nel corso del 2017 "Da gennaio abbiamo assistito a una riduzione significativa della fornitura petrolifera globale, con le forniture petrolifere via mare che sono diminuite da 978 milioni di barili al 1° gennaio fino a 812 milioni di barili al 3 aprile" ha affermato il Direttore Generale di Vortexa, Fabio Kuhn;
-Conformemente a Prestige Economics, negli Stati Uniti, "secondo il rapporto del DOE della scorsa settimana, le rimanenze dei prodotti sono diminuite di 6,2 milioni di barili, portando il calo complessivo delle rimanenze dei prodotti nelle ultime sei settimane a 36,5 milioni di barili", ha dichiarato Jason Schenker, Presidente dell’istituto che effettua previsioni nel settore economico, valutario e delle commodity.
-Il calo della durata di 6 settimane è il maggiore mai registrato da quasi 11 anni a questa parte mentre la stagione estiva non inizierà prima di 7 settimane;
-Durante la prima settimana di aprile, le posizioni speculative nette di lungo periodo, sia sul Brent, sia sul WTI, sono nuovamente incrementate per un ammontare pari a 54.000.000 di barili.

Nel corso della seconda metà di aprile, il prezzo del barile è diminuito a causa di tre fattori riconducibili alle scelte di politica estera ed energetica operate dagli Stati Uniti.
In primo luogo, l’impressione è che il Presidente americano, Donald Trump, sia stato costretto a dare il via all’attacco in Siria in quanto messo sotto pressione da una parte del Pentagono, più che realmente intenzionato ad aumentare le tensioni geopolitiche nei confronti della Federazione Russa in Medio Oriente.
In secondo luogo, conformemente all’Energy Information Administration, dopo 9 settimane di trend decrescente, le scorte di benzine USA sono cresciute di 3.400.000 barili, mentre le scorte di distillati sono cresciute di 2.700.000 barili.
In terzo luogo, la produzione di greggio statunitense ha raggiunto i 9.293.000 b/g – 523.000 b/g in più rispetto all’inizio del 2017 – aumentando del 10% rispetto alla metà del 2016.
Nel momento in cui scriviamo, il Brent sta prezzando attorno a quota 49.47$/b, mentre il WTI a 46.59$/b.
Ad aprile, il rublo ha confermato la sua forza nei confronti del dollaro. In particolare, il cambio rublo/$ ha aperto le contrattazioni a 56,35 rublo/$, toccando i 55,83 rublo/$ il 17 aprile, il massimo dal 3 luglio 2015. Alla fine del mese, la valuta russa prezzava 56,82 rublo/$ nei confronti di quella statunitense.
Il 29 aprile, la Banca Centrale di Russia ha tagliato il tasso di interesse principale di 25 punti base, portandolo al 9,25%. In precedenza, la Governatrice dell’Istituto, Elvira Nabiullina, aveva affermato che "senza trasformazioni strutturali, la crescita (tassi) economica potenziale si attesta all’1,5 - 2%. La rapidità con cui saremo capaci di raggiungere un simile tasso (livello) di crescita potenziale dipende dal prezzo del petrolio: il ritmo potrebbe accelerare ma a prescindere dal prezzo dell’oro nero, senza le debite trasformazioni strutturali, il livello di crescita economica si attesterà, come già detto, all’1,5 - 2%. [&hellip;..]. La dipendenza dei tassi di crescita economica della Russia dal prezzo del petrolio è marginale. Un prezzo alto (del petrolio), in una fascia tra i $40 e i $60 (al barile), provocherebbe un incremento del tasso di crescita di un solo punto percentuale".

Ultimi dati e stime sull'oil & gas

Secondo l’Oil Market Report, pubblicato dall’International Energy Agency il 17 aprile scorso, l’offerta mondiale di petrolio è diminuita di 775.000 b/g a marzo a causa delle minori estrazioni operate, sia dai membri dell’OPEC, sia dai produttori non-OPEC, in piena conformità con l’accordo di riduzione dell’output. In particolare, la produzione OPEC è stata di 31.680.000 b/g approssimativamente, 800.00 b/g in meno rispetto al tetto produttivo stabilito il 30 novembre 2016.
Nel 2017, la domanda globale di petrolio è prevista in crescita per un ammontare di 1.300.000 b/g. Sebbene si tratti di una stima in calo per il secondo anno consecutivo, si tratta comunque di un ammontare superiore all’aumento medio di 1.2 milioni b/g registrato dal 2000 ad oggi.
Secondo il medesimo Report "si può senz'altro affermare che il mercato è già prossimo a raggiungere una situazione di equilibrio; il quadro generale diventerà più chiaro una volta ottenuti i dati necessari".
Ad ogni modo, questa affermazione non vuole affatto dire che l’accordo OPEC e non-OPEC non possa essere esteso anche nella seconda metà del 2017, come pare sia sempre più possibile.
In conformità con i dati del Drilling Productivity Report, pubblicato dall’Energy Information Administration il 17 aprile, l’output non convenzionale americano si stima in crescita di 124.000 b/g in maggio per un totale di 5.193.000 b/g.
La produzione di greggio USA, dopo il picco produttivo di 9.700.000 b/g raggiunto ad aprile 2015, è diminuita al minimo di 8.428.000 b/g il 1° luglio 2016. Dopodiché, ha ripreso a salire fino ai 9.293.000 b/g toccati il 28 aprile 2017.
Di fatto, grazie ai dati forniti da Baker Huges, il numero totale di impianti di perforazione USA al 28 aprile – 870, di cui 697 (80,3%) trivellazioni petrolifere, 171 (19,4%) trivellazioni gasiere più 2 misti – sta nuovamente incrementando grazie all’aumento del prezzo del barile (anno su anno) e in conseguenza dei miglioramenti tecnologici apportati nel settore.
Nel corso del mese di febbraio 2017, le importazioni USA di greggio sono state pari a 7.890.000 b/g, decrescendo dal massimo di 8.435.000 b/g toccato in gennaio (record da agosto 2012). Trattasi di un dato che è comunque superiore alle importazioni medie di 7.877.000 b/g segnate nel 2016, quest’ultime a loro volta in aumento rispetto ai 7.344.000 b/g importati nel 2014 e i 7.363.000 nel 2015.
Inoltre, secondo i dati forniti dalla General Customs Administration, in marzo le importazioni cinesi hanno raggiunto il record storico di 9.170.000 b/g – superando le importazioni USA – in conseguenza di maggiori acquisti da parte dei raffinatori nazionali indipendenti dallo Stato cinese e dalla diminuzione della produzione interna (3.920.000 b/g nel primo trimestre del 2017, -6,8%). Nel contempo, sia le scorte commerciali cinesi, sia quelle di greggio stanno decrescendo al loro minimo da 4 anni a questa parte.
Nel primo trimestre 2017, il prodotto interno lordo della Cina è aumentato del 6,9%, la migliore performance dal 2015, sostenuta da "un faticoso spostamento dall’export alla domanda interna", mentre il PIL USA è cresciuto dello 0,7%, il minor incremento in tre anni.
Nel nostro Report di marzo 2017, scrivemmo: "nonostante la rimessa in funzione di pozzi meno produttivi e con un maggiore prezzo di pareggio, [in aggiunta al fatto che] il gap tra il rendimento dei Titoli ad alto rischio USA e il Titolo decennale USA ha toccato il minimo da luglio 2014", al momento, pare che i frackers siano in grado di affrontare l’aumento dei costi. Ad ogni modo, non è però ancora chiaro se essi avranno la capacità di sostenere ciò per l’intero 2017.
Secondo Rig Data, durante il primo trimestre 2017 il costo del noleggio degli impianti di perforazione ha raggiunto i 14.600$, mentre quello della sabbia ha oltrepassato i 40$/t, più che raddoppiando rispetto ai prezzi di fine 2016. Certamente, non si tratta di buone notizie per il futuro degli estrattori americani operanti nell’on-shore del non convenzionale.

Nel primo trimestre 2017, il prodotto interno lordo della Cina è aumentato del 6,9%, la migliore performance dal 2015, sostenuta da "un faticoso spostamento dall'export alla domanda interna", mentre il PIL USA è cresciuto dello 0,7%, il minor incremento in tre anni

Geopolitica del petrolio e del gas naturale

A dicembre 2016, indicammo la possibilità di una sorta di Pace Petrolifera, intesa come il punto di incontro tra due avvenimenti politici fondamentali.
In primo luogo, la nomina di Rex Tillerson, già A.D. di Exxon Mobil, a Segretario di Stato, da parte del Presidente USA, Donald Trump.
In secondo luogo, la vittoria militare riportata dalla Federazione Russa nel conflitto siriano, la quale ha determinato l’accordo petrolifero di novembre 2016 tra i produttori OPEC e non-OPEC.
Da allora, abbiamo dato risalto ad una serie di accordi implementati in campo energetico che hanno coinvolto diversi Stati, evidenziando il "ruolo di ponte politico" che l’Italia sta svolgendo nel raggiungimento della cosiddetta Pace Petrolifera.
Detto ciò, quali sono le principali controtendenze alla Pace Petrolifera verificatesi nel corso di aprile, le quali hanno apparentemente allontanato l’eventualità di un reale reset nei rapporti politico diplomatici tra la nuova Amministrazione USA e il Cremlino?

-Il 5 aprile, Steven Bannon, creatore del sito di riferimento dell’alt-right Breitbart News e capo della strategia alla Casa Bianca è stato rimosso per motivi squisitamente politici dallo U.S. National Security Council. Prima di lui, il 14 febbraio, Michael Flynn, membro del medesimo ente federale, è stato costretto a dimettersi per aver presumibilmente nascosto al vicepresidente Mike Pence di aver discusso con l’ambasciatore russo in USA delle sanzioni americane prima dell’insediamento ufficiale di Donald Trump (dal 20 gennaio 2017 in poi), nonostante quest’ultimo fosse divenuto Presidente del paese nel novembre precedente;
-Il 7 aprile 2017, il raid USA sulla base siriana di al-Shayrat (Homs), in seguito dell’uso di armi chimiche a Khan Sheikhounnear (Idlib);
-Il 15 aprile 2017, il massacro di Rashiddin in Siria ad opera dei cosiddetti "ribelli";
-Ultimo, ma non meno importante, la crisi scoppiata nella Penisola di Corea.

Secondo le parole di Andrej Kortunov, Direttore del Consiglio Russo per gli Affari Esteri, Donald Trump e Vladimir Putin potrebbero incontrarsi in Europa alla fine di maggio: "Lo scopo principale di questo incontro – ha spiegato Kortunov citato da Kommersantè mandare alle rispettive strutture burocratiche, a Mosca come a Washington, un segnale chiaro sulla necessità di mettere fine a questa guerra di parole e gesti per iniziare finalmente la ricerca di punti di contatto".
Inoltre, il 25 maggio, a Vienna, si terrà il prossimo meeting tra i membri dell’OPEC e la discussione verterà attorno alla possibilità di estendere l’accordo petrolifero raggiunto nel novembre 2016 anche nella seconda metà del 2017.
Le decisioni politiche che verranno prese durante questi due meeting senza dubbio influenzeranno le prospettive della Pace Petrolifera: per ora, secondo il Wall Street Journal, pare che la Exxon Mobil abbia chiesto al Dipartimento di Stato americano l’esenzione alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti d’America alla Federazione Russa in merito alla cooperazione con la Rosneft.