Libia, la lunga via verso la stabilità

Libia, la lunga via verso la stabilità

Alessandro Scipione (Agenzia Nova)
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Il paese è ancora lo scenario dei forti contrasti tra il governo di unità di Tripoli e l'Esercito nazionale libico, guidato dal generale Haftar, che mira al controllo dei pozzi petroliferi dell'area meridionale libica dopo aver conquistato i terminali della parte orientale del Golfo della Sirte

Dopo essersi assicurato il controllo dei terminali petroliferi situati nella parte orientale del Golfo della Sirte, il generale Haftar, uomo forte del ''governo'' di Tobruk, ha ormai esteso l’azione delle sue forze armate alle regioni meridionali della Libia. Un tempo fedelissimo di Muhammar Gheddafi, per il quale guidò la disastrosa avventura militare nel Ciad, poi rifugiatosi negli Stati Uniti, Haftar gode oggi del sostegno di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia ed Arabia Saudita. Nei giorni scorsi le sue milizie hanno chiuso tutte le vie di comunicazione che portano alla base aerea di Tamanhint, situata nei pressi di Sebha, inviando nella zona i rinforzi della XII brigata. Un’iniziativa che ha provocato la reazione della città-stato di Misurata, che nella regione di Sebha dispone di una milizia chiamata ''Terza forza''. Il cosiddetto Esercito nazionale libico, guidato da Haftar, ha condotto inoltre degli attacchi aerei nella zona di Houn, cittadina della regione di Jufra, situata a circa 250 chilometri a sud di Sirte. Un vecchio cacciabombardiere Mig 23 è partito dalla base aerea di Benina, nell'est della Libia, per colpire le Brigate di difesa di Bengasi (Bdb): una coalizione di estremisti islamici ed ex rivoluzionari anti-Gheddafi. L’attacco ha provocato la reazione del Consiglio militare di Misurata, che in un comunicato ha denunciato come ad essere colpite non siano state le milizie islamiste, bensì alcuni mezzi blindati di una brigata locale, che ha partecipato alla battaglia per liberare Sirte dallo Stato islamico. ''Si tratta di un atto criminale che minaccia la sicurezza e la stabilità del paese - si legge nel comunicato pubblicato dal Consiglio militare di Misurata. La risposta sarà ferma nei modi e nei tempi''.

L'avanzata nelle regioni della Libia meridionale

Secondo testimoni locali, in effetti, invece di Bombardare la base del Consiglio di difesa di Bengasi, il Mig 23 di Haftar avrebbe colpito per errore una formazione locale da poco rientrata da Sirte, dove ha preso parte ai combattimenti contro lo Stato islamico, perdendo peraltro tre uomini. Le milizie di Misurata, che hanno liberato Sirte al termine di una lunga battaglia costata loro 700 morti e quasi duemila feriti, hanno comunque deciso d’inviare nella regione di Sebha una brigata di veterani di Sirte. La tensione tra le forze di Haftar e quella di Misurata non è mai stata così alta, anche perché gli uomini del generale sono arrivati a soli 65 chilometri da Sirte, nella zona di Wadi al Amra, vicino alla cittadina di Harawah. Le truppe di Haftar hanno stabilito in quella zona un posto di blocco e, secondo fonti locali, perquisiscono le auto provenienti da Sirte e dirette in Cirenaica. L’avanzata del cosiddetto Esercito nazionale libico avviene dopo che, all’inizio di dicembre, le forze di Haftar hanno respinto un attacco lanciato dalle ex Guardie petrolifere (Pfg), alleate con il governo di Tripoli, verso i terminali petroliferi di Brega, Ras Lanuf, Sidra e Zueitina: la zona nota come ''Mezzaluna petrolifera''.

Dopo aver consolidato la presa sui terminali di greggio della Sirte orientale, Haftar tenta di assicurarsi il controllo del sud della Libia, a cominciare da Sebha, un'oasi che ospita un'importante base militare

La lotta per il controllo delle infrastrutture energetiche

Dopo aver consolidato la presa sui terminali di greggio della Sirte orientale, Haftar tenta dunque di assicurarsi il controllo del sud della Libia, a cominciare da Sebha, un’oasi che ospita un'importante base militare. La municipalità confina ad est con Awbari, dove si trovano i ricchi giacimenti petroliferi di El Feel ed Al Sahrara. Recentemente è stato riaperto l'oleodotto di al Rayayina, che collega i giacimenti nel profondo sud-ovest con la costa della Tripolitania; uno sviluppo reso possibile dall'intervento delle milizie di Zintan, importante municipalità a sud di Tripoli, che sono però ormai divise al loro interno in due fazioni: una di orientamento ''pragmatico'', che ha garantito l'apertura dell’oleodotto, che fa capo all'ex ministro della Difesa Osama al Juwali; l'altra, più aggressiva, è invece vicina ad Haftar ed è guidato da Emad Trabelsi, comandante della brigata As Sawaiq.