Teheran reagisce alle sanzioni Usa
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La conferma delle sanzioni contro Teheran il 2 dicembre scorso ha riaperto una stagione tesa tra Washington e l'Iran dopo il riavvicinamento voluto dall'amministrazione uscente di Barack Obama

Il 2 dicembre scorso il Congresso USA ha approvato un’estensione di dieci anni dell’Iran and Libya Sanctions Act (ILSA). Le sanzioni degli Stati Uniti contro Libia e Iran erano state approvate per la prima volta nel 1996 e sarebbero andate verso la scadenza alla fine di quest’anno. Ma che i rapporti bilaterali tra i due Paesi fossero a rischio era ormai chiaro da settimane. L’elezione del presidente in pectore Donald Trump lo scorso 8 novembre aveva immediatamente reso incerta la sorte dell’intesa nucleare, firmata tra i Paesi del Consiglio di Sicurezza, insieme alla Germania, con l’Iran nel luglio 2015 a Vienna. Gli annunci della campagna elettorale dei Repubblicani e le prime nomine di Trump in vista del suo insediamento potrebbero davvero complicare il percorso di cancellazione delle misure internazionali contro Teheran.

Le autorità iraniane hanno reagito duramente alla decisione del Congresso USA, dopo le dichiarazioni al vetriolo seguenti ai ripetuti annunci del leader Repubblicano che metterebbero in forse l’intesa di Vienna, nonostante gli impegni presi dalle autorità statunitensi. E così, in risposta all’imposizione delle nuove sanzioni, Teheran ha subito annunciato l’avvio di un piano per la produzione di propulsori marittimi nucleari e di un’azione legale contro Washington per la mancata cancellazione delle misure, come previsto dall’intesa di Vienna. L’annuncio è stato confermato dall’Organizzazione dell’Energia atomica iraniana (Aeoi), già accusata dall’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea) di aver ripreso l’arricchimento dell’uranio a livelli superiori ai limiti previsti dall’intesa di Vienna, a partire dallo scorso novembre.

I nuovi accordi commerciali siglati dall'Iran

In una lettera di Hassan Rohani al capo negoziatore e ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, il presidente iraniano ha riferito di ''ritardi nell’attuazione dell’accordo sul nucleare'' e di una ''palese violazione'' dell’intesa di Vienna in relazione alle nuove sanzioni approvate da Washington. E così il governo iraniano continua a guardare verso la Russia e l’Europa per bilanciare il gelo nelle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti. Il governo iraniano ha firmato un memorandum d’intesa da 2,2 miliardi di dollari con la compagnia russa Gazprom. La scorsa settimana le autorità iraniane avevano firmato un altro accordo con la Royal Dutch Shell per lo sviluppo di due importanti giacimenti petroliferi del Paese, Azadegan Sud e Yadavaran. Non solo, la compagnia aerea iraniana Iran Air ha siglato un accordo con la statunitense Boeing per l’acquisizione di 80 velivoli passeggeri per un valore di 16,6 miliardi di dollari. Si tratta di uno degli accordi commerciali più importanti firmati con gli Stati Uniti negli ultimi anni. Sono decine le intese tra Iran e Paesi dell’Unione europea (in particolare Italia, Francia e Germania), firmati negli ultimi mesi in seguito alla prima cancellazione delle sanzioni, approvata da alcune delle banche europee ma non ancora dai principali istituti di credito statunitensi.

Il governo iraniano continua a guardare verso la Russia e verso l'Europa per tentare di bilanciare il gelo nelle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti

Teheran e la crisi siriana

Diventa sempre più importante il ruolo iraniano nei principali conflitti regionali e in particolare in Siria. E così Russia, Turchia e Iran si sono accreditati come i ''garanti'' della soluzione del conflitto in Siria in seguito all’incontro a Mosca tra i ministri degli Esteri dei tre Paesi che ha avuto luogo lo scorso 20 dicembre. Nella dichiarazione congiunta resa nota alla fine dei colloqui, i tre ministri hanno ribadito l'importanza di estendere il cessate il fuoco in Siria'', la necessità del ''libero accesso degli aiuti umanitari e il movimento di civili in territorio siriano''. I colloqui sono stati preceduti dal grave attentato nel quale ha perso la vita l’ambasciatore russo ad Ankara, Andrei Karlov. Secondo molti analisti, si è trattato di un possibile tentativo di far saltare il tavolo negoziale sulla Siria e più in generale di colpire il riavvicinamento tra Mosca e Ankara per la gestione della crisi siriana. In particolare, in seguito ai colloqui, Teheran ha confermato la sua ''disponibilità a facilitare un accordo tra governo siriano e opposizione'' in seguito all’evacuazione di Aleppo est, duramente colpita dai bombardamenti russi nelle ultime settimane. I tre Paesi si incontreranno di nuovo ad Astana nella seconda metà di gennaio, prima dei prossimi colloqui di Ginevra che avranno luogo l’8 febbraio 2017 in Kazakhstan per proseguire i colloqui, avviati a Mosca. La conferma delle sanzioni USA contro Teheran ha aperto una stagione di nuovo tesa tra Washington e Teheran dopo il riavvicinamento tra i due Paesi voluto dall’amministrazione uscente di Barack Obama. L’asse tra Mosca e Teheran rende però essenziale il ruolo iraniano nella soluzione delle principali crisi locali, a partire dalla guerra in Siria. Teheran, insieme ad Ankara e Mosca, si è fatta garante del cessate il fuoco raggiunto ad Aleppo. Ma gli ingenti accordi commerciali fin qui siglati da USA ed Europa con l’Iran potrebbero essere messi in discussione dal possibile rafforzamento politico degli ultraconservatori nel Paese, insieme al nuovo corso in politica estera, promesso dall’amministrazione Trump, e dalla mancata fine delle sanzioni internazionali.

In risposta all'imposizione delle nuove sanzioni, Teheran ha subito annunciato l'avvio di un piano per la produzione di propulsori marittimi nucleari e di un'azione legale contro Washington