Lo status del Caspio e il "grande gioco" dell'energia

Lo status del Caspio e il "grande gioco" dell'energia

Lello Stelletti
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Entro l'anno il Turkmenistan prevede di organizzare un vertice con i capi di stato di Azerbaigian e Turchia, al fine di inserirsi nel mercato energetico europeo. Ma serve una definizione giuridica dell'area marittima

Il Turkmenistan prevede di organizzare un vertice con i capi di stato di Azerbaigian e Turchia entro la fine del 2016 per discutere delle prospettive di costruzione del gasdotto trans-caspico. Ashgabat prova così a inserirsi nel mercato energetico europeo, accelerando i negoziati con Baku ed Ankara, e facendosi forte delle ultime riunioni dei paesi litoranei del Mar Caspio, i cosiddetti "Caspian Five": Russia, Kazakhstan, Azerbaigian, Iran e Turkmenistan, per l’appunto, incentrate sullo status giuridico dell’area marittima. Secondo fonti governative di Ashgabat, i colloqui con Baku ed Ankara sull’opportunità di aprire il mercato europeo al gas turkmeno sono frequenti, in particolare dopo la dichiarazione che i tre paesi hanno siglato con l’Ue sullo sviluppo della cooperazione nel settore dell’energia. L’Azerbaigian ha più volte espresso la disponibilità a fornire i terreni necessari al transito delle infrastrutture necessarie alla realizzazione del progetto, considerato un’estensione naturale del cosiddetto "Corridoio sud del gas". Uno studio di fattibilità, realizzato dall’Agenzia per il commercio e lo sviluppo degli Stati Uniti, ha stimato che il gasdotto potrebbe raggiungere una capacità di 30 miliardi di metri cubi l’anno, con un costo di realizzazione complessivo di 5 miliardi di dollari. Il problema principale, tuttavia, resta lo status giuridico del Mar Caspio, ancora indefinito. La recente riunione dei ministri degli Esteri dei paesi litoranei, svoltasi ad Astana il 13 luglio scorso, si è però chiusa con propositi positivi e con le ottimistiche previsioni del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, secondo cui entro la prima metà del 2017 sarà firmata la convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio.

Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica


La questione è diventata d’attualità dopo la dissoluzione dell'Unione sovietica: l'emergere di nuovi soggetti di diritto internazionale, vale a dire l'Azerbaigian, il Kazakhstan ed il Turkmenistan, resisi indipendenti, ha aperto il dibattito sui diritti marittimi fra i cinque paesi caspici. La soluzione dell’annosa disputa darebbe nuovo impulso alle economie dei tre paesi ex sovietici. Come ribadito anche dal ministro degli Esteri azero, Elmar Mammadyarov, tuttavia, qualsiasi soluzione dovrà rispettare i diritti sovrani dei paesi rivieraschi e costituire la base di un partenariato vantaggioso per tutti. "Misure di fiducia devono anche garantire condizioni di sicurezza uguali per tutti i paesi litoranei del Caspio", ha detto chiaramente il capo della diplomazia azera al termine della riunione del 13 luglio scorso. "Siamo anche sicuri che il rafforzamento della stabilità nel Mar Caspio sia un obiettivo da raggiungere tenendo conto degli interessi di tutte le parti e in modo che non provochi danni alla sicurezza di qualsiasi altro paese, nel rispetto della sovranità, dell'integrità territoriale, dell’indipendenza dei paesi del Mar Caspio, e non interferisca negli affari interni altrui", ha aggiunto Mammadyarov. Il tema della sicurezza, ora più che mai di stringente attualità, è stato rimarcato al termine del recente incontro in Kazakhstan anche dal ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, secondo cui la sicurezza e la stabilità della regione caspica sono di fondamentale importanza. Zarif ha proposto anche che i cinque Stati litoranei istituiscano un organismo regionale permanente, la cui composizione, i compiti e i poteri siano determinati in consultazioni congiunte. "La creazione di questo organismo servirà a dimostrare la nostra visione globale a lungo termine dei problemi del Mar Caspio", ha osservato Zarif.

Mare o lago interno, il nome fa la differenza

La questione dello status giuridico è oggetto di discussione da tempo, ed è stata anche affrontata nella Convenzione sulla legge del mare delle Nazioni Unite, sottoscritta nel 1982 a Montego Bay, che però non è stata utile a individuare una soluzione definitiva. La definizione di lago interno o mare per il Caspio non è una questione di mera nomenclatura geografica, poiché la prima consente a Russia ed Iran d’impedire agli altri Stati di sfruttare i giacimenti petroliferi situati oltre il limite delle loro acque territoriali. Mosca, in particolare, sembra temere che l’eventuale arrivo delle compagnie petrolifere occidentali possa essere seguito dal dispiegamento di forze Nato: uno scenario che farebbe del Caspio un "nuovo Mar Nero". Sinora Russia e Iran hanno seguito insieme questa linea, e non sembra che il disgelo fra Usa e Teheran possa cambiare questa posizione. Se il Caspio fosse dichiarato mare (chiuso, ma pur sempre mare) allora si applicherebbe il trattato di Montego Bay del 1982: gli Stati rivieraschi governano entro le 12 miglia nautiche, ma oltre questo limite possono sfruttare una zona economica esclusiva che può estendersi fino a 200 miglia dalla linea di base. La connotazione giuridica di "mare" implicherebbe l’applicazione del principio della cosiddetta "linea mediana", secondo cui la frontiera viene determinata da tutti i punti equidistanti dalle coste 12 miglia nautiche. In questo modo la suddivisione in settori del Mar Caspio comporterebbe un’area pari al 30 per cento del totale per il Kazakhstan; del 20,6 per cento per l’Azerbaigian; del 19,2 per cento per il Turkmenistan; del 15,6 per cento per la Russia, e del 14,6 per cento per l’Iran. Nel caso in cui, invece, il Caspio dovesse essere riconosciuto come lago, gli stati litoranei potrebbero esercitare la loro competenza territoriale esclusiva solo entro le 12 miglia, mentre al di là di queste lo sfruttamento diverrebbe comune e necessiterebbe di un’autorità internazionale chiamata a coordinare l’estrazione e la divisione delle ricchezze presenti nei fondali. Sin dalla sua indipendenza l’Azerbaigian ha avviato solide relazioni commerciali con le principali compagnie energetiche occidentali, mentre il Turkmenistan, con il progetto del gasdotto transcaspico che aggirerebbe il territorio russo, può contare su un discreto sostegno internazionale. Resta il Kazakhstan che, pur legato da un solida alleanza con Mosca, resta interessato ad entrare nella partita delle rotte energetiche alternative, per offrire le proprie forniture all’Europa. Il metanodotto trans-caspico ridurrebbe l’influenza della Russia nella politica energetica dell’Ue e ne ridimensionerebbe il ruolo di leader regionale. Il Caspio, d’altronde, è per Mosca un’area cuscinetto d’importanza strategica dal punto di vista militare e della lotta al terrorismo internazionale, oltre che una notevole risorsa energetica ed economica.