USA, tra diplomazia ed energia

USA, tra diplomazia ed energia

Rita Lofano
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L'ex CEO di ExxonMobil, oggi Segretario di Stato, ha già messo in chiaro quali saranno le linee guida statunitensi in tema di rapporti internazionali. Ecco una panoramica esemplificativa delle questioni oggi sul tavolo della Casa Bianca: dall'Iran alla Libia, dai Cambiamenti Climatici alla Carbon Tax

Leggi l'intervista a Rex Tillerson (Oil 10)

Con il presidente Donald Trump che ha già messo in discussione storiche alleanze, tessere la delicata tela dei rapporti internazionali non sarà un compito facile per il nuovo Segretario di Stato americano, il texano Rex Tillerson, di 64 anni, 41 dei quali passati alla ExxonMobill,10 da CEO. Incalzato sul temperamento del presidente Trump, capace di innescare una crisi con un semplice tweet, Tillerson se l’è cavata con la sua proverbiale ironia: "Ho il suo numero di cellulare e mi ha promesso che risponderà". Il via libera del Senato alla nomina di Tillerson è arrivato con  56 voti a favore e 43 contrari, dopo essere stato messo sulla graticola soprattutto per i suoi rapporti con Mosca e il possibile conflitto di interessi come ex amministratore delegato della ExxonMobil. Nel 2013 fu insignito personalmente dal presidente Vladimir Putin dell’Ordine dell’Amicizia, una delle massime onorificenze russe.
Di seguito le principali prese di posizione diplomatiche che potrebbero avere implicazioni sullo scacchiere globale dell’energia.

RUSSIA: SULLE SANZIONI PER ORA MANTENIAMO LO "STATUS QUO"

"Per quanto riguarda le sanzioni contro la Russia raccomanderei il mantenimento dello status quo fino a quando non saremo in grado di impegnarci con Mosca, capendo meglio quale siano le loro reali intenzioni", ha detto Tillerson durante l’audizione di conferma al Senato. Sebbene, secondo il capo di Foggy Bottom, le sanzioni contro la Russia abbiano "trascurato gli interessi americani‘, restano un indispensabile strumento di politica estera per prevenire azioni negative o come arma di ritorsione.  “Abbiamo bisogno – ha rimarcato - di un forte deterrente".

IRAN: UN ACCORDO DA RIVEDERE

Per il nuovo Segretario di Stato, le sanzioni di Usa e Ue contro Teheran sono "state straordinariamente efficaci perché altri si sono uniti". Per quanto riguarda l’accodo sul nucleare, Tillerson ha detto di concordare con il presidente Donald Trump sulla necessità di una sua "completa revisione" per poter verificare se l’Iran rispetta gli impegni. "Nessuno si trova in disaccordo sul fine ultimo, e cioè che l’Iran non debba possedere testate nucleari", ha spiegato. L’accordo "congela la loro capacità di fare progressi ma in sostanza non nega loro la possibilità di ottenere un’arma atomica. Da quello che ho capito", ha argomentato "l’accordo non impedisce all’Iran, ad esempio, di acquistare un’arma nucleare".

LIBIA: FONDAMENTALE IL RUOLO DELL'ITALIA

"Abbiamo bisogno dell’esperienza che l’Italia possiede sulla Libia", ha detto Tillerson, interpellato dal quotidiano La Stampa poco prima che la sua nomina venisse confermata. "Avremo bisogno dell’Italia anche come membro responsabile dell’Unione europea capace di creare coesione sulla questione ucraina", ha sottolineato.

CINA: CAPITOLO RIVENDICAZIONI

Le rivendicazioni di Pechino su una vasta area del mar Cinese meridionale e le violazioni dello spazio aereo sulle isole contese Senkaku/Diaoyu (nel mar Cinese orientale) rappresentano per Tillerson "azioni illegali", "simili all’annessione della Crimea da parte della Russia". Il Segretario di Stato, sottolineando il rilievo strategico che queste isole rappresentano, trovandosi sulla rotta di importanti flussi marittimi dove passano 5 trilioni di dollari di beni commerciali, ha indicato come Pechino possa rappresentare una minaccia globale se gli viene consentito "di dettare legge sull’attraversamento di queste acque". Quanto al possibile rafforzamento della presenza USA nel mar Cinese meridionale, il nuovo capo della diplomazia statunitense ha indicato la necessità di “mandare un messaggio chiaro alla Cina sul fatto che le rivendicazioni su queste isole devono cessare e che non gli sarà consentito accedervi".

L'EXPORT USA DI PETROLIO E GAS CRUCIALE PER L'ENERGIA DEI PAESI ALLEATI

"Le maggiori forniture energetiche che gli Stati Uniti sono in grado di garantire ai Paesi che vivono secondo i nostri valori possono rappresentare opzioni che consentono loro di non essere ostaggio di una singola fonte di approvvigionamento, o di una fonte predominante". Così Tillerson ha risposto ai senatori sull’export di petrolio e gas naturale liquefatto (Gnl) verso i Paesi alleati. "Da un punto di vista politico, è importante far capire a questi Paesi che hanno la possibilità di fare delle scelte e optare per diverse alternative. Quello che possiamo fare in politica estera è garantire loro l’accesso a queste diverse opzioni".

SICUREZZA ENERGETICA, NO ALL'ISOLAZIONISMO

La sicurezza energetica degli Stati Uniti è una priorità e per garantirla sono indispensabili anche le importazioni, non solo dal Canada, che è uno dei principali fornitori di petrolio degli Usa, ma anche da altri Paesi produttori del Medio Oriente, come l’Arabia Saudita.  E’ questo il perno della politica di Tillerson, che non è un fautore dell’indipendenza energetica. "Quando un barile di greggio viene caricato su una petroliera, rimane un barile di greggio.  Al consumatore finale non importa da dove arrivi il petrolio che ha un prezzo fissato dal mercato globale. Ciò che supporta l’attività economica – ha osservato Tillerson - è che l’accesso e l’acquisto dei barili sia libero". Già qualche anno fa, parlando al Council on Foreign Relations, aveva mostrato un piglio da ministro: "Gli Stati Uniti devono cercare la cosiddetta indipendenza energetica nell’illusorio tentativo di isolare il Paese dagli eventi economici globali, oppure devono seguire la strada del coinvolgimento internazionale, cercando nuove vie per competere nel mercato globale dell’energia? Credo che si debba scegliere un maggior coinvolgimento internazionale".

CONFLITTO D'INTERESSE? IMPEGNO SUL RISPETTO DEGLI OBBLIGHI DI LEGGE

Il nuovo Segretario di Stato ha gettato acqua sul fuoco rispetto ad un possibile conflitto d’interesse legato al precedente ruolo di amministratore delegato della ExxonMobil. "Durante il mio precedente incarico io non ho mai chiamato direttamente un segretario di Stato", ha detto Tillerson, escludendo di aspettarsi chiamate dirette dai suoi ex colleghi capitani d’industria. "Contattavo i vice, i rappresentanti delle missioni e soprattutto gli ambasciatori", ha precisato, delineando così il modus operandi sulle questioni relative alle singole aziende. Tillerson ha dunque assicurato che si asterrà dall’essere direttamente coinvolto nelle questioni che riguardano la ExxonMobil, come previsto dalla legge per gli ex dipendenti, per un periodo di 2 anni.

CAMBIAMENTO CLIMATICO: RIMANE UN RISCHIO

Rex Tillerson è pronto ad intervenire per fronteggiare il cambiamento climatico, prendendo in qualche misura le distanze dal presidente Donald Trump che lo considera una questione discutibile. "Il rischio del cambiamento climatico esiste e potrebbe comportare conseguenza serie che impongono di intervenire", ha affermato. Ma se "l’aumento della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera sta avendo un impatto", ha osservato, "la nostra capacità di prevedere tale impatto è limitata".  Con Tillerson gli Stati Uniti non abbandoneranno "il tavolo globale sul clima" per valutarne meglio gli effetti sulla popolazione americana e sulla competitività delle aziende USA.

LA CARBON TAX MEGLIO DEL ‘CAP AND TRADE'

 Per ridurre le emissioni, la strada maestra è quella della Carbon Tax, secondo Rex Tillerson, e non il "cap and trade", cioè la vendita dei diritti di emissione che, a suo avviso, "non ha prodotto i risultati attesi in Europa".  La Carbon Tax, cioè la tassa sulle fonti energetiche che emettono biossido di carbonio nell’atmosfera, ha il vantaggio, secondo il capo della diplomazia Usa, di poter essere applicata in modo uniforme. Inoltre "tutti i ricavi tornano a vantaggio dell’economia", ha osservato, "attraverso, ad esempio, una riduzione delle tasse nelle retribuzioni". "L’impatto viene contenuto", secondo Tillerson "perché gli stessi ricavi non vengono utilizzati dal Tesoro federale per altri scopi" ma riconvertiti in incentivi fiscali.