Un nuovo leader contro il climate change
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La Cina è oggi tra i paesi più impegnati sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici, ha aderito agli accordi di Parigi e sta tenendo fede ai suoi impegni. Quest'anno, per la prima volta, è stato pubblicato un report dal quale si evince che circa il 45% delle imprese cinesi, ha messo in atto un modello produttivo a bassa emissione di carbonio

Lo scorso 1° giugno il presidente statunitense Trump ha annunciato la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall'accordo di Parigi sul clima e di non onorare più i vincoli dell'accordo stesso. Secondo Trump l'accordo di Parigi punisce l'economia degli Stati Uniti e si ripercuote sull'occupazione. All'opposto, la Cina ritiene che l'accordo di Parigi rifletta l’ampio consenso della comunità internazionale sulla necessità di fronteggiare i cambiamenti climatici e che le parti interessate dovrebbero proteggere questo risultato conquistato a fatica. La Cina, come potenza regionale, si deve assumere la propria responsabilità a livello internazionale. Nonostante ci siano molte incognite nella lotta ai cambiamenti climatici, il governo e le imprese cinesi hanno la ferma intenzione di tener fede a quanto stabilito. I rischi e le opportunità che ne derivano per l’economia sono fuori discussione. Ignorare la situazione è estremamente incauto, sia per le aziende che per gli investitori.

Programmi, accordi e obiettivi sostenibili

Il governo cinese prende sul serio l’impegno sul fronte del cambiamento climatico. Nel 2007 Pechino ha introdotto il China National Climate Change Program. Il 30 giugno 2015 ha presentato al segretariato ONU nell’ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) gli INDC (contributi volontari dichiarati) che delineano gli obiettivi per il 2020 e il 2030. Nei documenti si legge che le emissioni di biossido di carbonio raggiungeranno probabilmente il picco nel 2030; tutti gli sforzi sono mirati a raggiungere tale picco il prima possibile. Il documento osserva che le emissioni di biossido di carbonio per PIL unitario scenderanno al 60% rispetto al 65% del 2005. Sono necessari molti sforzi da parte delle imprese cinesi per il raggiungimento di questo obiettivo ambizioso, anche per contrastare gli oppositori. Il 6 marzo 2017, sono stati pubblicati i "China Climate Index Series", gli indici climatici della Cina suddivisi annuali e mensili. Sono inclusi cinque indicatori relativi a piogge, siccità, tifoni, innalzamenti e abbassamenti delle temperature (congelamento). Su questa base viene elaborato l'indice di rischio climatico della Cina, che valuta il rischio secondo una classificazione da 0 a 10. Dal 1981 al 2016 l'indice di rischio climatico medio in Cina è stato di 4,19 punti. Rispetto alla media dei periodi precedenti e successivi al 1999 l'indice di rischio è aumentato da 3,69 a 4,69, un dato evidente di crescita graduale e progressiva. Da allora la Cina attribuisce grande importanza all'impatto dei rischi sull'economia, allo studio approfondito del clima e della produzione agricola, all'energia e ad altre interazioni commerciali, alla ricerca e allo sviluppo di un indice dei prezzi più realistico al fine di migliorare il proprio sviluppo economico.

Il primo report sulle imprese

Il 16 giugno 2017, subito dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, il governo cinese ha pubblicato per la prima volta il "Research report for addressing the independent contribution of climate change from Chinese enterprises", uno studio sul contributo delle imprese cinesi alla lotta contro il cambiamento climatico. Lo studio rappresenta il primo focus sulle imprese per affrontare autonomamente la sfida dei cambiamenti climatici. Un numero sempre crescente di imprese comincia a comprendere l'importanza delle questioni climatiche. Il 49,4% condivide il concetto di sviluppo a bassa emissione di carbonio, di pianificazione strategica e di obiettivi operativi e ne promuove la divulgazione pubblica. I dati esistenti mostrano tuttavia che meno del 20% dei dirigenti di azienda e del loro staff partecipa attivamente agli impegni delle imprese per far fronte al cambiamento climatico. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento.

 In risposta al cambiamento climatico la Cina deve puntare sulla responsabilità di un maggior numero di aziende e sulla pianificazione nazionale da parte degli alti funzionari di governo. Attualmente, il 45,5% delle imprese cinesi ha progressivamente messo in atto un modello produttivo a bassa emissione di carbonio. Inoltre, dal fondo speciale a sostegno della lotta contro il cambiamento climatico risulta che solo il 20,8% delle imprese attribuisce importanza al modello produttivo a bassa emissione di carbonio e solo il 6,5% rende pubblici gli investimenti in quest’ambito. Non è così diffusa una gestione mirata dei fondi per far fronte ai cambiamenti climatici.

Consapevolezza e impegno per il futuro

Ovviamente, la Cina ha una buona base di partenza per affrontare la pianificazione di alto livello in materia di cambiamento climatico, ma vi sono ancora margini di miglioramento per il futuro che riguardano politiche specifiche e il mercato del carbone ormai maturo. In particolare, a causa del ritardo della risposta della Cina al cambiamento climatico, è necessario aumentare la consapevolezza e la capacità di gestione del problema da parte delle imprese cinesi, soprattutto in termini di cognizione del rischio potenziale e di prestazioni complessive. Certamente, il cambiamento climatico rende necessaria una maggiore cooperazione internazionale. La Cina ha promosso lo scambio di pratiche a tutela dell’ambiente con oltre 100 paesi e siglato quasi 150 accordi di cooperazione con oltre 60 paesi, regioni e organizzazioni internazionali. Attraverso l’istituzione del Centro di cooperazione Cina-ASEAN per la tutela ambientale e di altre agenzie specializzate nello sviluppo di una strategia di cooperazione, la Cina ha promosso la cooperazione Sud-Sud e la "Nuova via verde della seta" per sostenere la condivisione di una cultura ecologica e di un'esperienza di sviluppo ecosostenibile. Pertanto, per rispondere al cambiamento climatico, le imprese cinesi dovrebbero aderire al concetto di sviluppo ecosostenibile, riducendo le emissioni con modelli produttivi a minor consumo energetico ed eliminando i vecchi modelli di crescita. Questo incoraggerà le imprese ad intervenire per contrastare il cambiamento climatico con una maggiore riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Sicuramente la Cina deve intensificare la ricerca scientifica per raggiungere gli obiettivi di sviluppo ecosostenibile, a bassa emissione di carbonio, di tutte le attività produttive. Occorre aumentare gli sforzi nell'innovazione tecnologica e introdurre modelli produttivi a basse emissioni che cambieranno le caratteristiche dell’industria cinese Upstream e Downstream, traghettando le piccole e medie imprese verso un modello di sviluppo ecosostenibile. Nell’affrontare il cambiamento climatico, la Cina migliorerà sempre, parteciperà attivamente e manterrà fermamente gli impegni. Il futuro nei negoziati di follow-up e nella loro effettiva attuazione riserva alla Cina ancora molta strada da percorrere.