Oil 35, un futuro da ridisegnare

Oil 35, un futuro da ridisegnare

Gianni Di Giovanni
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Un viaggio attraverso le potenzialità energetiche dell'America Latina, tra orizzonti di sviluppo, nuove scoperte e grandi riforme. Oil 35, che dal 20 giugno è anche distribuito in edicola insieme al quotidiano "Il Foglio", punta l'obiettivo sul "Continente Verde" sviscerandone contraddizioni, virtù e slanci di crescita

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Il Rio Grande rappresenta un confine fisico ed ideale. Dalle sue sponde, che contrassegnano l’estremità meridionale di quella che convenzionalmente viene indicata come l’America anglofona, si dipartono le propaggini di una regione che per secoli ha rappresentato, quasi esclusivamente, terra di conquista. Dalle ferite inferte dalla storia l’America Latina, con i suoi 42 milioni di km2 di estensione, ha saputo orgogliosamefnte risollevarsi, e oggi governi e istituzioni stanno cercando, seppur tra mille contraddizioni, di dar vita ad un cambiamento epocale capace di sostenere l’avvio di uno sviluppo stabile. Sono gli stessi territori dove risiede, in potenza, il 20% delle risorse petrolifere mondiali che, come ci ricorda Moisés Naím, rappresenta una "provvista" di energia tanto ingente quanto ancora ostaggio di un contesto politico soggetto a continui e imprevisti cambiamenti. Un fattore comune ricorrente nelle analisi degli autori di questo numero di Oil, che inquadra le vicende energetiche sudamericane non solo da un punto di vista tecnico, ma anche sociale e culturale. Negli ultimi vent’anni, i Paesi della regione, come ci spiega Ramón Espinasa della Banca Interamericana di Sviluppo, hanno fatto intravedere spiragli di apertura globale, concedendo alle compagnie petrolifere statali maggiore indipendenza operativa e fissando regole più chiare e sicure in materia di investimenti non pubblici nel settore energetico, spinta che ha incentivato l’ingresso in questo mercato anche di Cina e India. Un tentativo di apertura che il Messico ha portato tenacemente avanti, come ci ha raccontato il ministro per l’Energia messicano Pedro Joaquin Coldwell, dando vita ad una riforma storica che rischia, però, di essere vanificata, come rimarca Luis Serra, dal risultato delle prossime elezioni presidenziali del 2018.

Gli sforzi per diventare sempre più grandi

Ancora più a sud, la situazione critica del Venezuela, un paese che si dibatte tra una condizione di un profonda insoddisfazione civile, descritta nelle cronache di Francisco Monaldi e Paul Sullivan, contrapposta ad una mole di riserve petrolifere e naturali che non hanno pari nel mondo, e che potrebbero, sulla carta, garantire al Paese un futuro di grande prosperità. Un Continente che si muove tra estremi diversificati, che vedono la Bolivia di Evo Morales, come sottolinea il viceministro Guadalupe Palomeque de la Cruz, favorita da un solido progresso economico e impegnata a raggiungere l’obiettivo di diventare il centro energetico del Sudamerica, puntando non solo sul settore dell’esportazione di gas, ma anfche nello sviluppo di energie alternative, e l’Ecuador dell’ex presidente Correa, che nel 2013 ha ricevuto investimenti stranieri per circa 703 milioni di dollari, un terzo dei quali è stato dedicato al progetto "Refinería del Pacifico". Uno sforzo che anche il gigante brasiliano sta affrontando, nonostante la forte recessione in corso e la minaccia del maglio giudiziario che pende sulle teste dei vertici istituzionali. Il Paese, come spiega Lima de Oliveira, vuole finalmente assumere quel ruolo internazionale di autorevolezza e preminenza, anche in campo energetico, che da troppo tempo gli viene negato, e che le recenti decisioni politiche, relative a nuove concessioni, vogliono promuovere. Un altro grande paese come l’Argentina, con l’avvento di Macri alla Casa Rosada, potrebbe ben presto riconsiderare le remore, di carattere economico, legate soprattutto alla flessione delle quotazioni del greggio, che hanno finora impedito lo sfruttamento del grande giacimento di Vaca Muerta. Uno scenario in piena “rivoluzione‘ quindi, secondo la migliore tradizione storica e civile di questa regione, rivolgimenti che hanno percorso regolarmente la storia dell’America Latina, con esiti contraddittori, ma che oggi si pongono un unico e irreversibile obiettivo di crescita, così da restituire a queste popolazioni l’occasione di rivalersi di fronte ad un passato che è stato spesso di subalternità nei confronti del resto del mondo, ma che oggi può tramutarsi, finalmente, in una concreta opportunità di riscatto.