Turismo e grandi opere nel futuro saudita

Turismo e grandi opere nel futuro saudita

Giuseppe Acconcia | Giornalista specializzato in Medio Oriente
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Nel percorso di diversificazione economica, il Regno si prepara a lanciare grandi investimenti immobiliari, come la nuova città che sorgerà accanto alla capitale spirituale della Mecca. E intanto gli ultimi giri di poltrone nell'amministrazione Trump potrebbero normalizzare nuovamente i rapporti tra Washington e Teheran

L'Arabia Saudita sta puntando su turismo, progetti miliardari di edilizia e nuovi investimenti. Il primo fra i progetti annunciati sarà l'estensione della capitale spirituale Mecca. Il principe Khaled al-Faisal bin Abdulaziz ha annunciato un'estensione di 2.450 chilometri quadrati dell'attuale centro urbano. La città satellite, che riprende progetti simili annunciati e realizzati nella regione dagli Emirati Arabi Uniti fino a Dubai, si chiamerà al-Faisaliah. Il progetto è destinato ad incidere profondamente sulla struttura urbana della città saudita. Gli investimenti miliardari includeranno la realizzazione di un aeroporto, un porto merci, immobili per varia destinazione oltre a zone industriali, poli ospedalieri e aree agricole. Riyad ha ottenuto aiuti militari pari a 110 miliardi di dollari da parte degli Stati Uniti in occasione della visita del presidente Donald Trump dello scorso maggio. Eppure nello scontro regionale con il rivale Iran, i sauditi sembrano perdere posizioni dopo la destituzione dei falchi repubblicani all'interno dell'amministrazione presidenziale statunitense.

Il principale obiettivo dei mega-progetti edilizi sauditi è quello di ridurre la pressione demografica sui due maggiori centri urbani del Paese nei prossimi 25 anni.

Il progetto saudita

Il principale obiettivo dei mega-progetti edilizi sauditi è quello di ridurre la pressione demografica sui due maggiori centri urbani del Paese nei prossimi 25 anni. Il principe al-Faisal ha confermato che il grande progetto assicurerà 995 mila unità abitative e potrà ospitare fino a 6,5 milioni di persone entro il 2050. Secondo le autorità saudite, il progetto che include la realizzazione della città satellite di Mecca, permetterà la creazione di nuovi posti di lavoro, fino a un milione, in diversi settori, dalla sanità all'educazione, dalla tecnologia ai servizi. Al-Faisaliah sarà realizzata nella parte occidentale di Mecca. Il progetto verrà portato a termine dall'Autorità per lo Sviluppo della regione di Mecca (MRDA) in sette fasi. Il principe al-Faisal ha aggiunto che partiranno a breve i primi incontri con alcune aziende del settore privato per finalizzare studi e progetti mirati, economicamente sostenuti in cooperazione con fondi internazionali legati alla finanza islamica. Dai quartieri occidentali di Mecca, la città satellite si estenderà fino alla costa del mar Rosso di al-Shuaiba. Qui sarà collocata la capitaneria di porto, tra il centro di al-Baidaa e quello di Shumaisi. Le autorità saudite hanno aggiunto che il progetto sarà ispirato agli investimenti economici diversificati realizzati a Singapore e nella città di Putrajaya in Malesia, con il ricorso anche a piani per accrescere la produzione di energia rinnovabile e migliorare la qualità dei prodotti realizzati grazie all'agricoltura sostenibile. L'obiettivo annunciato è quello di arrivare alla produzione di 9,5 gigawatts di energia da fonti rinnovabili. Non solo, la città satellite di Mecca potrebbe accogliere anche milioni di pellegrini di religione islamica che si recano ogni giorno in pellegrinaggio nella città santa.

Una svolta nelle relazioni con l'Iran?

Ma se i sauditi puntano su turismo e investimenti, anche l'Iran vede allontanarsi lo spettro di ulteriori sanzioni. La crisi con la Corea del Nord sta mettendo in difficoltà le relazioni degli Stati Uniti con i Paesi che sostengono il regime di Pyongiang. E per la prima volta dall'insediamento di Donald Trump sta riprendendo di nuovo vigore la distensione con l'Iran. Nonostante le ulteriori sanzioni approvate, dopo il siluramento dello chief strategist di Trump, Steve Bannon, hanno lasciato i loro incarichi i falchi anti-Iran tra i Repubblicani: dal direttore per l'Intelligence, Ezra Cohen-Watnick, al direttore per il Medio Oriente del National Safety Council (NSC), Derek Harvey, fino al dirigente, Rich Higgins. In risposta alle nuove sanzioni approvate da Washington non era mancata la reazione del presidente iraniano. Hassan Rohani aveva parlato di un possibile incremento del budget per il programma missilistico in risposta alle “politiche ostili‘ degli Stati Uniti. Rohani aveva aggiunto che, se le minacce fossero continuare, avrebbe potuto essere riavviato, “in pochi giorni‘, il programma nucleare. Infine, è morto a Izmir, in Turchia, l'ex ministro degli Esteri iraniano, Ebrahim Yazdi, 86 anni, leader del Movimento per la libertà dell'Iran. Yazdi, uno dei protagonisti della rivoluzione del 1979, è stato vice primo ministro nel governo ad interim di Mehdi Bazargan. Yazdi è stato arrestato nel 1997 e nel 2009 per le sue posizioni critiche verso le autorità iraniane.

Un visione lungimirante

L'Arabia Saudita cerca di rifarsi il look attirando nuovi investimenti e flussi turistici. Uno dei progetti più rilevanti prevede la realizzazione dell'immensa città satellite di Mecca che porterà un incremento significativo all'economia locale sia in termini di progetti edilizi sia in relazione alla creazione di nuove opportunità lavorative. Tuttavia, in questa fase, riprende quota la possibilità che l'accordo sul nucleare con il rivale Iran si realizzi finalmente. Nonostante le nuove sanzioni mirate, approvate da Washington, e la reazione che non si è fatta attendere da Teheran, il fronte anti-iraniano tra i parlamentari repubblicani negli Stati Uniti si sta indebolendo.