Una soluzione green per il mondo arabo
Condividi
La crescente domanda energetica, e margini di riserve sempre più ridotti, stanno incoraggiando molti paesi mediorientali ad orientarsi verso le energie rinnovabili, anche se un quadro normativo ancora incerto e la mancanza, in molti casi, di incentivi efficaci sta rallentando il processo di transizione

I motivi per cui le principali economie produttrici di petrolio e gas di Medio Oriente e Nord Africa (MENA) dovrebbero stare al passo con il resto del mondo e investire in energie rinnovabili sono molteplici. Tra questi si annoverano una domanda energetica interna in rapido aumento, la crescente incertezza sulla domanda di idrocarburi nel lungo periodo, la conseguente necessità di diversificare l'economia, l'importanza di mantenere la stabilità fiscale e rispettare i vincoli stringenti imposti dalle politiche ambientaliste globali. L'aumento della domanda di energia elettrica dovuto alla crescita economica, i tassi di urbanizzazione elevati, la crescita demografica e il basso costo dell'elettricità hanno fatto sì che quantità sempre maggiori di combustibili liquidi (petrolio greggio, olio combustibile e perfino diesel) e gas naturale (importato in parecchi paesi) fossero riallocate al settore elettrico, spesso a prezzi inferiori rispetto ai livelli internazionali. Negli ultimi vent'anni, le aziende utility statali nella regione hanno reagito all'aumento vertiginoso della domanda di energia elettrica sviluppando le alternative più rapide ed economiche per aumentarne la produzione (di solito, turbine a gas a ciclo aperto o impianti con caldaie a gasolio). La scarsa efficienza energetica di queste tecnologie è compensata dal basso costo del combustibile e dalla virtuale disponibilità illimitata delle sue riserve. Tuttavia, gli ammanchi nella riscossione delle entrate hanno contribuito a pregiudicare il recupero dei costi da parte delle stesse aziende, ostacolando così gli investimenti per migliorare le capacità produttive. I fondi per investimenti, inoltre, attingono spesso ai bilanci dello Stato: ciò comporta un aumento della spesa pubblica, che a sua volta dipende dalle entrate provenienti dalle risorse naturali. Pertanto, i paesi MENA ricchi di risorse naturali si trovano a dover affrontare tre sfide: la crescente domanda di energia elettrica, i margini delle riserve sempre più ridotti e gli investimenti in produzione sempre più soggetti al vincolo di bilancio a causa del calo dei prezzi del petrolio.

Un potenziale ancora tutto da esplorare

Le economie dei paesi MENA ricchi di risorse naturali, dispongono di un enorme potenziale per le energie rinnovabili grazie agli elevati livelli di irraggiamento solare di cui godono ovunque e, in alcuni casi, grazie alla capacità possibile dell’eolico. Molti paesi della regione, inoltre, prevedono meno limiti all'utilizzo di terra per la costruzione di parchi eolici e solari, che oltretutto si trovano spesso nei pressi dei principali mercati energetici delle rispettive regioni. Nel complesso, queste condizioni creano un'opportunità unica per i paesi MENA di sfruttare al massimo le proprie risorse rinnovabili per soddisfare la crescente domanda interna, trovandosi al contempo in armonia con i cambiamenti che avvengono sullo scenario energetico globale, dove le energie rinnovabili stanno diventando rapidamente la tendenza dominante. Aumentando la quota di rinnovabili nell'energia elettrica, i paesi MENA possono dirottare il greggio e il gas naturale al mercato dell'esportazione. Dal momento che le emissioni pro capite di quei paesi sono tra le più elevate al mondo, inoltre, le energie rinnovabili possono contribuire a ridurne l'impatto ambientale e a diversificare l'economia fondando nuove industrie e sviluppando la catena del valore locale. È opinione diffusa, inoltre, che le energie rinnovabili possano creare posti di lavoro di alto livello, che risulterebbero appetibili per la popolazione locale. Nonostante l'avvio di progetti su larga scala e l'enorme potenziale delle energie rinnovabili, a oggi la quota di rinnovabili costituisce soltanto l'1% dell'energia primaria complessiva e il 3,5% della produzione di energia elettrica nell'intera regione del MENA (con notevoli differenze tra i paesi della regione ricchi e poveri di risorse naturali). Inoltre, più del 90% di questa energia è idroelettrica, mentre la quota di risorse non idroelettriche supera appena l'1% della produzione totale di energia elettrica della regione. Ciò solleva due domande fondamentali: quali sono stati gli ostacoli all'installazione di energie rinnovabili nella maggior parte dei paesi MENA ricchi di risorse naturali? E quali sono le soluzioni a livello di politiche per incentivare gli investimenti in energie rinnovabili in questi paesi?

Rendere semplice e profittevole ogni investimento in rinnovabili

Sebbene i governi delle economie dei paesi MENA ricchi di risorse naturali possano avere diversi obiettivi da raggiungere installando le rinnovabili, la soluzione coinvolge sempre la creazione di incentivi e l'eliminazione o l'abbassamento degli ostacoli agli investimenti. Il governo deve progettare politiche adeguate per fronteggiare ostacoli all'installazione nelle aree di connessione e gestione di rete, sfide istituzionali, rischi e incertezze. Allo stesso tempo, i governi devono progettare politiche che creino incentivi agli investimenti. Esistono due soluzioni programmatiche antitetiche per incentivare gli investimenti nelle rinnovabili nei paesi ricchi di risorse naturali. Secondo un'impostazione, il governo introduce un programma di sovvenzioni completamente rinnovabile (in aggiunta alle attuali sovvenzioni ai combustibili fossili) e dirotta gli investimenti verso rinnovabili specifiche. Ciò richiede un impegno e un finanziamento a lungo termine da parte del governo per creare fiducia negli investitori. Nell'altro caso, il governo rimuove ogni ostacolo e lascia che sia l'economia a determinare gli esiti del mercato relativamente alla quantità e al tipo di tecnologie rinnovabili installate. Ciò richiede la totale rimozione delle sovvenzioni ai combustibili fossili (oltre all'internalizzazione del costo delle esternalità) in modo che quelle forme di tecnologia rinnovabile che sono già competitive possano manifestarsi. Dal punto di vista fiscale, un programma di energie rinnovabili a lungo termine completamente sovvenzionato, oltre alle attuali sovvenzioni ai combustibili fossili, è complesso da attuare in tutti i paesi MENA ricchi di risorse naturali. Analogamente, l'attuazione di una riforma totale del prezzo dell'energia per rendere possibile il mercato, nel breve termine, sarebbe semplicemente una rivoluzione in questi paesi. Pertanto, l'applicazione di queste due soluzioni antitetiche nelle loro forme pure sarebbe estremamente rischiosa, se non addirittura impraticabile.

Un approccio "combinatorio"

In un recente saggio abbiamo sostenuto che i paesi MENA, ricchi di risorse naturali, dovrebbero adottare un approccio "combinatorio", che può far parte di un processo dinamico in cui i paesi iniziano dal punto più fattibile sullo spettro degli strumenti delle politiche proposte, alla luce del loro contesto attuale, e progressivamente passano a eliminare le sovvenzioni ai combustibili fossili nel medio e nel lungo periodo. Ciò non solo riduce la pressione fiscale sui bilanci dello Stato (in confronto a un modello completamente sovvenzionato) ma evita anche rischi politici consentendo a imprese e famiglie di adattarsi lentamente al nuovo ambiente in cui i fornitori di energia applicano prezzi conformi al loro costo economico effettivo. La posizione sullo spettro degli strumenti delle politiche è una funzione (tra le altre cose) dell'assetto istituzionale dei paesi, dello stato della riforma dei prezzi dell'energia, della situazione fiscale del governo e dell'accettazione da parte della popolazione. Una caratteristica importante dell'approccio "combinatorio" per incentivare le rinnovabili è che non prende in considerazione solo i fattori economici ma anche le questioni politiche connesse alle sovvenzioni. In questo modo, il ritmo della riforma dei prezzi può essere adattato per ciascun paese ricco di risorse naturali a seconda del proprio contesto. A differenza dei programmi di sovvenzione totale, che trasferiscono l'intero costo dell'installazione delle rinnovabili al bilancio dello Stato, l'approccio "combinatorio" dipende in parte dal governo e in parte dal mercato. E, contrariamente a un modello basato interamente sul mercato, che trasferisce i rischi politici al governo ma il rischio economico agli attori sul mercato, l'approccio "combinatorio" distribuisce il rischio in modo più efficace tra attori sul mercato, governo e consumatori. In questo senso, l'approccio "combinatorio" fornisce una soluzione pratica alle economie basate sugli idrocarburi per aumentare la quota di rinnovabili nel loro mix di produzione energetica.

Ostacoli all'installazione delle rinnovabili

Sebbene la fornitura di incentivi agli investimenti sia necessaria per l'installazione delle rinnovabili, tali incentivi non sono sufficienti di per sé, dal momento che bisogna rimuovere anche gli ostacoli all'installazione. I paesi ricchi di risorse naturali devono assicurarsi che il paese disponga della capacità istituzionale necessaria per lanciare le rinnovabili, che i generatori abbiano accesso a una rete affidabile e flessibile e anche che siano disponibili appropriati strumenti di riduzione del rischio per affrontare i rischi e le incertezze intrinsechi. Questi ostacoli possono generare investimenti insufficienti nelle rinnovabili così come nella produzione tradizionale indispensabile alle rinnovabili di riserva. Di questi ostacoli, i rischi e le incertezze politici sono essenziali. Nei paesi MENA ricchi di risorse naturali, chi investe in rinnovabili affronta l'incertezza nelle fasi precedenti e successive alla loro implementazione. Le incertezze precedenti comprendono non sapere se, quando né quale politica verrà implementata per incentivare le rinnovabili. Le incertezze successive sono collegate alla stabilità, alla trasparenza, alla fiducia e all'assicurazione dei finanziamenti a lungo termine.

Riformare il settore dell'energia

La struttura del settore dell'energia influisce direttamente sull'installazione delle rinnovabili dal momento che è la piattaforma su cui i meccanismi di incentivo alle rinnovabili dovrebbero essere progettati. Nei paesi dove il settore dell'energia non è liberalizzato, i servizi per l'energia elettrica sono forniti attraverso un monopolio integrato verticalmente (VIM) che ne possiede e gestisce la produzione, la trasmissione, la distribuzione e la fornitura all'utente. Sebbene la maggior parte dei paesi MENA abbia avuto settori dell'energia elettrica integrati verticalmente fino alla fine degli anni Novanta o all'inizio degli anni Duemila, i provvedimenti varati per riformare l'energia elettrica hanno fatto sì che cominciassero ad abbandonare questo modello, ma il progresso è stato lento. Le riforme in Iran (1999), Arabia Saudita (2005) e Algeria (2002) riguardano i mercati all'ingrosso; la riforma del 1998 ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) prevede acquirenti unici disaggregati con commercio bilaterale e accesso a terze parti, laddove le riforme in Kuwait (2008; 2010) e Qatar sono circoscritte ai produttori indipendenti di elettricità (IPP) per quanto riguarda la produzione e, nel caso del Qatar, la disaggregazione.

Modelli di monopolio e investimenti privati

La sfida posta da un acquirente unico di più servizi consiste nel fatto che la coesistenza di un enorme monopolio integrato (acquirente unico o azienda di pubblica utilità) accanto a parecchi generatori privati potrebbe ostacolare l'affermazione delle energie rinnovabili. Anzitutto, da una prospettiva di investimento, la penetrazione di energie rinnovabili perturba il modello di business del monopolio in carica. Questo perché la promozione di impianti privati di energie rinnovabili e generazione in sito trasferisce risorse dall'azienda di pubblica utilità ai suoi consumatori e investitori privati. Poiché le aziende di pubblica utilità generano un ritorno sul capitale o sulle risorse che possiedono, ciò ne minaccia direttamente i profitti. Pertanto, gli acquirenti unici integrati verticalmente tendono a non incentivare investitori privati e consumatori finali a installare energie rinnovabili. In secondo luogo, da una prospettiva operativa, l'acquirente unico integrato verticalmente può dare priorità alle proprie risorse di generazione da inviare quando la domanda è scarsa. L'inefficienza generata da questo comportamento avvantaggia il monopolio a discapito dei generatori e consumatori privati più piccoli. Pur avendo abbandonato le strutture a integrazione verticale, la maggior parte delle economie dei paesi MENA continua a adottare varianti del modello dell'acquirente unico, cui in certi casi si affianca la separazione dei segmenti di produzione e di rete. Per evitare gli incentivi perversi cui si è assistito nei monopoli integrati e ridurre il rischio di credito e insolvenza posto dal fatto di interagire esclusivamente con un singolo acquirente di energia è dunque necessario sviluppare una struttura di mercato adeguata. Il fatto che i paesi MENA ricchi di risorse naturali non abbiano emulato le esperienze di altri paesi OCSE e non-OCSE lascia supporre che godano del cosiddetto "vantaggio di chi muove per ultimo", nel senso che possono attingere ad anni di esperienza internazionale per evitare di compiere errori e realizzare una soluzione sostenibile compatibile con il proprio contesto.